Genova, reportage nel quartiere di Cornigliano dopo l’annuncio di 600 esuberi tra i lavoratori dell’Ilva.

I tarantini – e non solo – sanno quasi tutto sull’inquinamento della loro città. Purtroppo però nessuno di loro è a conoscenza delle misure adottate dall’Ilva per combatterlo. A spiegarlo è l’azienda stessa in un comunicato: “Dall’inizio dell’amministrazione straordinaria a oggi, ILVA ha sempre ottemperato agli obblighi normativi con i Comuni di Taranto e Statte relativi ai contributi per le attività di pulizia e ristoro ambientale.

L’azienda ha versato complessivamente al Comune di Taranto circa 600.000 euro e ha già predisposto il pagamento di ulteriori 170.000 euro, mentre al Comune di Statte ILVA ha versato complessivamente circa 95.000 euro e ha predisposto il pagamento di ulteriori 120.000 euro”.

Obblighi normativi a parte, il Gruppo ILVA fa sapere che anche che “per quanto riguarda la realizzazione della copertura dei parchi minerari, durante l’Amministrazione Straordinaria sono stati completati tutti i lavori di caratterizzazione propedeutici alla realizzazione del progetto e sono state ottenute tutte le necessarie autorizzazioni tecnico-amministrative dagli enti locali coinvolti nel processo. Il nuovo investitore, – continua il comunicato ILVA – anche per ridurre i tempi di realizzazione dell’intervento, ha accettato di proseguire con il progetto messo a punto durante l’Amministrazione Straordinaria e si è impegnato a terminare i lavori nel rispetto dei tempi previsti dal nuovo piano ambientale”.

Queste precisazioni arrivano in un momento in cui l’azienda è sotto attacco, tra notizie di scuole chiuse a Taranto a causa dell’inquinamento e foto pubblicate dal governatore pugliese Michele Emiliano raffiguranti una bambina con la maschera antigas – foto che non ritrae Taranto, l’intento del presidente della Regione era marcatamente provocatorio.

Un allarmismo di sicuro impatto sull’opinione pubblica, che però non tiene conto dell’impegno assunto dall’azienda per ridurre il più possibile le emissioni inquinanti. Ancora tanto c’è da fare, con l’aiuto anche di nuove tecnologie e delle istituzioni, ma la strada intrapresa sembra essere quella giusta. La diffusione di un eccessivo allarmismo non aiuta ma contribuisce soltanto ad esacerbare gli animi, in un momento delicato per migliaia di lavoratori.